la PADANIA

giovedì 29 settembre 2005

 

 

IL 70 PER CENTO DEI DETENUTI È EXTRACOMUNITARIO

La sinistra blocca la cittadella della giustizia. Ma gli istituti di pena lombardi sono al collasso.

 

ANDREA INDINI

Milan - Già i numeri parlano chiaro. Il carcere di San Vittore, che potrebbe contenere poco più di 800 detenuti, ne ospita ormai all’incirca 1400. Si tratta quasi del doppio. E se questo non bastasse si tenga presente che il 70 per cento di questi sono immigrati. Marocchini, algerini albanesi e romeni sono solo alcuni degli ospiti del carcere milanese di piazza Filangieri.

‘Che il sovraffollamento esista - spiega Luigi Pagano, direttore del Dipartimento carceri Lombardia ed ex direttore di San Vittore - è un dato di fatto: in tutta la Regione abbiamo 8700 detenuti. cifra che già spaventa ma che è destinata a una crescita fuori dal normale. Furti, spaccio di droga, traffico di permessi dl soggiorno e prostituzione sono tra i crimini più in voga. ‘La Regione Lombardia –afferma Antonella Maiolo; sottosegretario alla Giunta Formigoni per i diritti dei cittadini e per le carceri - è la sola che ha fatto una legge apprezzata in tutto Il Paese. Tuttavia, l’eccessivo. aumento della malavita in ambienti extracomunitari - conclude la Maiolo - provoca sempre maggiori problemi. Basta guardare i dati in nostro possesso. Bollate conta 860 detenutI, Opera altri 1300 la necessità di una casa circondariale(com’è quella di San Vittore, appunto) situata vicina al

Palazzo di Giustizia rende difficile la costruzione di nuove carceri. San Vittore - spiega Stefano Ca-

rugo, presidente della Commissione carceri in Comune - è ormai una struttura fatiscente, nonostante i 35milioni di euro stanziati dalle istituzioni per ricostruire il terzo e il quinto braccio. Si parla quindi, di interventi tampone.

Niente di fatto, dunque. Rimangono carceri sovraffollate che ospitano, per la maggior parte cittadini extracomunitari che entrano ed escono ogni sei mesi. Carceri grossi come quello di San Vittore - continua Carugo - non hanno più ragione d’esistere. Mi sembrava. invece, un’ottima soluzione proposta dal ministro di Giustizia. Roberto Castelli, di costruire nuovi Istituti correttivi, ma la sinistra è intervenuta più volte per bloccare questa Iniziativa». Più volte si è parlato di adottare in Italia il modello austriaco della “cittadella di giustizia’, un complesso che racchiuda in sè una casa dl reclusione e un tribunale. Ma questo alla sinistra non piace. E allora teniamoci le nostre carceri dove i detenuti - spiega Carugo - entrano ed escono da una struttura che non è più a misura d’uomo, e non soltanto per i carcerati ma per le stesse guardie che sono costrette a lavorare in condizioni pietose’. A San Vittore, per esempio, ci sono alcune sezioni in cui lavorano solo due poliziotti su due piani. ‘Sono sotto gli occhi di tutti - afferma Monica Rizzi, consigliere regionale della Lega - Il sovraffollamento e le gravi carenze sanitarie di molte strutture carcerarie: diventa, infatti, opportuna la realizzazione di nuovi istituti, oltre che un costante impegno sociale e civile come pure un maggiore coinvolgimento delle istituzioni, come Comune, Provincia e Regione.

Ad aggravare la situazione: l’eccessivo numero dl immigrati. «Ci sono evidenti rischi etnici., afferma con forza il presidente Carugo. ‘L’altissimo numero di nord-africani e di albanesi fa sorgere seri problemi d’integrazione e rende difficile l’attuazione dei programmi di recupero. Il reinserimento in società, magari agli arresti domiciliari, ‘diventa impossibile - spiega Carugo - perché gli extracomunitari sono senza domicilio e senza una famiglia che possa garantire per loro: lo smaltimento diventa così, impossibile».

Anche tra i giovanissimi si registra lo stesso problema. ‘La presenza di extracomunitari - spiega don Gino Rigodi, direttore di ‘Comunità nuova’ e cappellano al carcere minorile Beccaria - rallenta pesantemente i programmi dl recupero. Soprattutto i romeni e i rom non hanno alle spalle una cultura educativa perché arrivano da Paesi in cui il Comunismo ha eliminato totalmente gli studi umanistici». Così, al Beccaria arrivano ragazzini di 7 anni con alle spalle furti e omicidi che, nel giro di poche settimane, riescono a fuggire dalle comunità e si ritrovano di nuovo per strada.

Non si parli, dunque, di nuove soluzioni. Assolutamente. Alla sinistra le carceri piacciono così come sono: affollate e in condizioni difficili. Non si parli. poi, che il 70 per cento dei detenuti è composto da immigrati. Si dica, piuttosto, che il 30 per cento dei carcerati sono Italiani.