Comunicato stampa

 

PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE

DEL PERSONALE DELLA CASA CIRCONDARIALE DI LODI

 

                                                     

        Nell’assemblea del personale, tenutasi ieri presso la casa circondariale di Lodi ed a cui hanno partecipato, oltre alla segreteria provinciale della FP CGIL, Francesco Quinti e Calogero Lopresti (rispettivamente responsabile nazionale e coordinatore Regionale  FP CGIL polizia penitenziaria), sono state  affrontate con il personale del corpo di polizia penitenziaria tutte le problematiche esistenti oggi a Lodi e di cui la direzione attuale della struttura è ritenuta la responsabile unica.

        Dai numerosi articoli apparsi sulla stampa locale in questi ultimi mesi, è noto a tutti come l’avvento dell’attuale direzione abbia prodotto un notevole peggioramento dei rapporti tra la direzione stessa ed i diversi soggetti che, ognuno a vario titolo e nel rispetto delle proprie prerogative, dovrebbero concorrere a  garantire un adeguato funzionamento di un servizio delicato come quello svolto nell’ambito carcerario; si sono peggiorate in modo spesso ingiustificato le condizioni dei detenuti, si sono ridotte le occasioni di “apertura all’esterno” della struttura nonché le collaborazioni con le realtà del volontariato locale e, in ultimo, si è determinato un clima di esasperazione tra il personale della polizia penitenziaria; 

        Le motivazioni che ci hanno portato a questa presa di posizione sono numerose e ci limiteremo, per ovvie ragioni di spazio,  a citare qui di seguito le più importanti:

-          viene costantemente negato il diritto allo svolgimento dell’attività sindacale attraverso una vera propria attività antisindacale, relativamente  alla quale stiamo già procedendo con un ricorso contro tale condotta, che si è concretizzata nella negazione di diritti che la legge ed i contratti prevedono in modo assolutamente chiaro quali ad esempio: mancata concessione di permessi sindacali a delegati sindacali, negazione allo svolgimento delle assemblee sindacali ed alle visite da parte dei sindacati nella struttura, ecc..;

-          vengono continuamente negate ferie e permessi, è del tutto assente un piano ferie sulla base del quale ciascuno possa programmare anche i propri impegni familiari;

-          le restrizioni attuate nei confronti dei detenuti (rispetto alle quali non entriamo nel merito ma che ci risultano anch’esse eccessive ed ingiustificate) si traducono in ulteriori tensioni che gravano sul lavoro quotidiano degli operatori;

-          non vi è una programmazione mensile dei turni di servizio del personale (cosi come previsto dalle norme) incidendo negativamente in tal modo sulla possibilità da parte del personale di organizzare i propri impegni familiari con un orizzonte che vada oltre il giorno dopo;

-          in alcuni casi, che stiamo seguendo direttamente, sono state effettuate in modo del tutto arbitrario in relazione all’ammontare della trattenuta, delle decurtazioni sugli stipendi di alcuni operatori che vanno ben oltre il quinto dello stipendio previsto dalle norme provocando immediati e gravi problemi economici che è facile immaginare quando una famiglia monoreddito percepisce, a seguito della decurtazione, uno stipendio di 700-800 euro;

-          nel rapporto con il personale (personale che ha spesso anzianità ed esperienza ultraventennale) la considerazione e  la fiducia da parte della direzione sono pressoché nulle, privilegiando al contrario lo strumento disciplinare usato in modo “intimidatorio”, distorto ed eccessivo;

 

              L’elenco potrebbe essere molto più lungo ed è fatto di decine e decine di “soprusi” che il personale (e non solo) deve quotidianamente sopportare.

              Abbiamo sperato, insieme al personale, che le prime difficoltà di relazione con la direzione fossero superabili con il passare del tempo e con la reciproca conoscenza, purtroppo dobbiamo constatare che dopo un anno la situazione è solo peggiorata; anche la recente conferenza dei servizi tenuta a gennaio alla presenza del provveditore regionale e nella quale sono emersi tutti questi problemi, non ha prodotto alcun miglioramento.

              Come Organizzazione Sindacale abbiamo la massima disponibilità al confronto con tutte le controparti ma è evidente che, con una direzione che nega gli elementari diritti sindacali dei lavoratori, questa interlocuzione non è ad oggi praticabile.

              Per queste ragioni non vediamo altra possibilità che la proclamazione dello stato d’agitazione del personale come prima iniziativa di lotta per portare all’attenzione di tutti i soggetti, a partire dai vari livelli del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, questa grave situazione la cui soluzione è assolutamente urgente.

             

Lodi 21-4-06                                                                     

p. FP CGIL LODI

                                                                                    Il Segretario Generale

                                                                                        Vicini Eugenio