RELAZIONE DI LAIMER ARMUZZI, SEGRETARIO GENERALE FP CGIL, ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI QUADRI E DEI DELEGATI DEL 25 NOVEMBRE 2003
 

Il terrorismo continua ad insanguinare il mondo.

Le guerre continuano ad insanguinare il mondo.

La strage di Nassiryia ci ha riempito di dolore profondo.

Insieme, tutto il popolo italiano ha pianto per quelle 19 vite stroncate.

Ma il lutto, il cordoglio e l’emozione non possono e non devono impedirci di continuare a dire che il terrorismo non si sconfigge con la guerra.

Infatti il terrorismo continua a colpire con un escalation tremenda.

Avevamo ragione, noi insieme ai milioni di persone che in tutto il mondo hanno manifestato contro la guerra, a dire che la lotta al terrorismo non si fa bombardando ed uccidendo.

Siamo stati facili profeti.

La guerra in Iraq non è finita con l’occupazione di Bagdad, la guerra c’è ancora e continua a fare vittime tra i militari e tra i civili ed ha alimentato e rinvigorito il terrorismo.

Le scelte unilaterali dell’amministrazione Bush, basate sull’uso della forza, stanno rendendo il mondo sempre più insicuro.

La teorizzazione della guerra preventiva e l’idea che è un dovere esportare la democrazia in punta di fucile, è un’aberrazione morale oltre che politica.

E’ una contraddizione in termini e non funziona affatto.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti!

Il fenomeno del terrorismo è un fenomeno complesso.

Se davvero lo si vuole battere, c’è bisogno di usare una pluralità di strumenti che vanno dalla repressione all’intelligence, ma soprattutto c’è la necessità di mettere in campo la politica.

Un politica che sappia e voglia affrontare e risolvere gli enormi problemi che derivano dall’abisso di ingiustizie e povertà in cui vivono i Paesi del cosiddetto Sud del pianeta.

Una politica che costruisca relazioni nuove con i Paesi arabi, che argini il fondamentalismo e gli integralismi.

Una politica che affronti il dramma della questione di Israele e della Palestina.

Noi ci siamo opposti alla guerra in Iraq perché era, come tutte le guerre, ingiusta.

Ingiusta ed inefficace: sono morte migliaia di persone innocenti ed i bersagli dichiarati della guerra sono in libertà.

Noi chiediamo al Governo il ritiro delle truppe del contingente italiano, noi crediamo che debba finire l’occupazione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, noi vogliamo che ritorni la politica, la ragione ed il diritto internazionale.

Noi continueremo a batterci contro il terrorismo, la guerra e la violenza.

Continueremo a dire che la Pace è il primo dei diritti.

La nostra scelta contro la violenza ed il terrorismo sono una costante del nostro agire.

Ci battiamo contro il terrorismo internazionale così come ci siamo battuti contro il terrorismo che per anni ha insanguinato il nostro Paese.

Il terrorismo è un nostro nemico mortale, non a caso i terroristi puntano la mira sul sindacato: noi ci poniamo l’obbiettivo di allargare la rappresentanza, di far crescere la giustizia sociale, di governare i processi reali che riguardano la vita ed il lavoro delle persone, per noi la democrazia è un valore fondante.

Noi esprimiamo grande soddisfazione per i risultati raggiunti dagli inquirenti e dalla magistratura che, con gli arresti di queste ultime settimane, ha messo in condizione di non nuocere i probabili assassini di Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Ho trovato francamente insopportabile ed indegno il tentativo, operato da esponenti del Governo, di strumentalizzare il fatto che, alcuni degli arrestati, erano iscritti alla CGIL.

Ritengo una inaccettabile provocazione l’inchiesta, comparsa sul sito di Forza Italia, sui presunti legami tra CGIL e Brigate Rosse.

Una vera mascalzonata!

Se i terroristi in circolazione sono ridotti a poche decine, lo si deve certo al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche alla battaglia condotta dalle organizzazioni sindacali e della CGIL in particolare.

Altro che contiguità!

Ci si aspetterebbe, dopo la sua adesione alla manifestazione del 19 a Firenze; almeno una leggera autocritica del Governo.

Trovo altrettanto insopportabile ogni tentativo di associare al terrorismo i movimenti ed il fisiologico dispiegarsi del conflitto sociale.

La stragrande maggioranza dei movimenti per la pace e no global rifiuta la violenza ed in ogni caso, per noi, che siamo parte di questo movimento, il rifiuto della violenza è una discriminante assoluta.

Associare terrorismo, violenza e conflitto sociale in un tutt’uno indistinto, collegare gli scioperi alla violenza, è una falsità e un insulto alla storia delle organizzazioni sindacali confederali.

Dietro a queste affermazioni si intravede una sorta di fastidio nei confronti della democrazia e del pluralismo, e un grandissimo fastidio nei confronti delle legittime e pacifiche lotte dei lavoratori contro i disastri che pressoché quotidianamente questo Governo provoca.

Ma sarebbe sbagliato credere che il Governo stia combinando disastri solo per manifesta incapacità.

C’è anche questo, certamente, ma dietro c’è un progetto che solo apparentemente è sgangherato.

In realtà c’è la volontà di assumere un modello di società molto simile a quello propugnato dai neo-conservatori amici di Bush, ovviamente senza neanche i vincoli che negli Stati Uniti esistono (vedi conflitto di interessi ed informazione).

Per raggiungere questo obiettivo è necessario demolire lo stato sociale universale, abbandonando qualsiasi riferimento culturale con il modello europeo.

Infatti, risolte le questioni di famiglia con le leggi vergogna, dal falso in bilancio, alla Cirami per arrivare in questi giorni alla Gasparri, il Governo Berlusconi si applica con costanza in un opera di distruzione di tutti i capisaldi che traggono origine dalla Costituzione formale e materiale del nostro Paese : istruzione, sanità, previdenza, diritti sociali e del Lavoro, per poi arrivare alle riforme istituzionali.

Il combinato disposto tra devoluzione e premierato forte spacca il Paese, rende il Parlamento un ente quasi inutile e consegna all’esecutivo un potere enorme.

Qualcuno dice che non si può parlare di regime – io non sono d’accordo – ma comunque risulta evidente che vengono inoculate nel corpo del Paese gocce velenose di pensiero autoritario.

In quale paese democratico si può ipotizzare un intervento di censura televisiva come quello cui è stato sottoposto il programma della Guzzanti?

L’unico rapporto che il padrone del monopolio televisivo italiano concepisce con i media infatti è che questi servano da megafono.

È con questo megafono che si saltano i corpi intermedi e si convince autoritariamente la massa indistinta.

Come leggere altrimenti il messaggio alla nazione sulla riforma pensionistica, fatto a reti unificate, con totale disprezzo per una trattativa con le parti sociali ancora formalmente aperta?

Dalla delegittimazione continua e costante dei corpi intermedi si evince l’insofferenza per la democrazia.

Un giorno si e l’altro anche, ci viene spiegato che non se ne può più dei lacci e dei vincoli (siano quelli Europei o quelli delle regoli parlamentari).

La democrazia pare essere una perdita di tempo!

La Casa delle Libertà si sta adoperando per trasformare il blocco elettorale, che ha reso possibile la sua vittoria nelle elezioni del 2001, in blocco sociale.

L’affermarsi dei movimenti, con i quali la CGIL ha saputo contaminarsi, ha impedito il dispiegarsi di questo progetto.

Abbiamo offerto a tante persone una prospettiva di resistenza e di cambiamento.

Siamo stati un punto di riferimento importante:

a volte l’unico!

L’opposizione, mi pare non sempre sufficientemente coerente: non si può un giorno gridare al rischio democratico e l’altro dichiarare la propria disponibilità al dialogo su pensioni o riforme istituzionali.

Trovo davvero inquietante la discussione in corso a sinistra sull’opportunità o meno di una revisione della riforma Fiscale di Tremonti nell’ipotesi di una vittoria del centro-sinistra alle prossime elezioni.

Ritengo che il tema del fisco rappresenti un punto fondamentale di distinzione tra destra e sinistra perché dovrebbe essere ovvio che meno tasse per tutti (promessa peraltro non mantenuta da Berlusconi) in realtà significa meno Welfare per tutti (non era una promessa, ma lo stanno facendo!) .

Per non parlare dell’analogo dibattito sulla riforma Moratti che semplicemente ha reintrodotto la selezione di classe nella scuola ed elargito soldi alle private.

Ciò che noi pensiamo è nelle ragioni della manifestazione di sabato 29 cui garantiremo partecipazione e sostegno.

Penso inoltre che sia lecito aspettarsi dall’opposizione tutta parole chiare sulla abrogazione della L. 30, su una legge per l’estenzione dei diritti a chi oggi non ne ha, su una legge per la rappresentanza e la democrazia per tutto il mondo del lavoro.

Da sindacalista dico perciò chiaramente che possono fare le liste come vogliono (tricicli, monopattini, side-car, uniche, unitarie), ma io voglio vedere programmi e contenuti e su questi ci esprimeremo senza sconti, senza condizionamenti: in modo indipendente.

Del resto il consenso di cui godono le nostre proposte e le nostre lotte dimostra che le mobilitazioni di questi due anni non sono stati una fiammata o uno sfogatoio.

Dopo la straordinaria riuscita dello sciopero generale del 24 ottobre, dopo la grande manifestazione nazionale della FIOM per il contratto e la democrazia, il 6 dicembre saremo ancora in piazza contro la contro-riforma delle pensioni, contro la finanziaria, contro la politica economica del Governo, per affermare una politica sociale ed economica alternativa.

Il declino economico, sociale e civile del nostro Paese è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere.

L’economia boccheggia.

L’Italia è più povera e non vi è traccia di uno straccio di idea seria per invertire la rotta.

La legge finanziaria, contro cui stiamo lottando, oltre alla straordinaria innovazione di un condono edilizio, prevede solo tagli e scelte sbagliate e inique.

I tagli ai trasferimenti al sistema delle Autonomie avranno effetti disastrosi sui cittadini.

Il Governo, da un lato vuole a tambur battente approvare la legge sulla devolution, dall’altro applica il massimo di centralismo.

Dovrebbero far pace col cervello.

Questa finanziaria non è in grado di garantire la tenuta del sistema istituzionale, perché non risponde alle questioni relative a sanità, welfare locale ed investimenti.

La riduzione media nazionale di risorse dei trasferimenti ai comuni è pari al 6,2%.

Per Roma i tagli arrivano al 9,95%.

Questi numeri ci dicono che inevitabilmente verranno messi in discussione i servizi ai cittadini, servizi essenziali per i più deboli, servizi necessari per tutti.

Noi siamo disponibili, nel rispetto dei ruoli, senza alcun ammiccamento consociativo, a discutere forme di mobilitazione al fianco di ANCI, UPI e Regioni definendo una sorta di alleanza per la difesa dei diritti di cittadinanza.

Nella massima chiarezza e distinzione di ruolo, penso che sia utile una discussione comune sul destino ed il funzionamento dei servizi pubblici locali, sulla valorizzazione di questo patrimonio culturale, civile ed economico, che va preservato ed arricchito.

Ritengo che sulle questioni che attengono alla difesa del Welfare, sia necessario, anche per noi, anche per la CGIL, passare, in tempi utili, dai seminari alla lotta.

Stanno vendendo gli ospedali.

E’ evidente che su temi generali come salute, sicurezza, si può mobilitare l’intera società – come dimostra lo straordinario movimento di queste settimane in Basilicata.

A quella popolazione va il nostro sostegno ed il nostro convinto supporto.

Il disegno del Governo è chiaro ed è quindi necessario mettere in campo una mobilizzazione forte, prima di trovarci davanti ad un cumulo di macerie.

E’ necessario essere in proposito chiari: le funzioni pubbliche sono per noi lavoro, per le

persone diritti.

Abbiamo sin qui “con successo” esercitato il nostro ruolo difendendo i diritti di chi rappresentiamo (rinnovando i contratti) ed abbiamo partecipato e contribuito ad indirizzare la grande lotta svoltasi nel cosiddetto anno lungo dai movimenti.

Mentre facevamo tutto questo, mentre difendevamo la nostra “casa” la “città” dei diritti non è rimasta intatta.

Le funzioni pubbliche sono state prese di mira e sono state pesantemente intaccate.

Non c’è welfare senza fisco. Dunque prima di tutto è stato vulnerato il sistema fiscale.

Due anni fa parlammo qui del caso del direttore della Agenzia della entrate.

Sembrava l’inizio dello spoil-system . Era invece l’inizio di un lavoro oscuro, ma tenace che porta quella stessa macchina fiscale, che aveva recuperato 85.000 milioni di lire nei 5 anni dell’Ulivo, a registrare oggi un mancato introito, mascherato da provvedimenti tampone pari a 9.5 milioni di Euro.

Tra un po’ passare dal welfare alla filantropia sarà un fatto dovuto.

La legge finanziaria dello scorso anno e quella di questo anno hanno provocato una riduzione della spesa sanitaria di 2 punti percentuali dell’incidenza sul PIL. Non lascatevi trarre in inganno dai numeri piccoli. Infatti l’incidenza dell’intera spesa sanitaria sul PIL è pari al 6% - si tratta quindi del taglio di 1/3 della spesa.

Tagli sulle prestazioni sui servizi sulla salute delle persone.

Altro che dibattiti sulla necessità di portare la spesa sociale italiana al livello di quella europea. La sanità è nei fatti già oggi in parte affidata al mercato delle assicurazioni.

Pensate inoltre al sistema dei servizi alle persone.

C’è stato un dibattito poliennale sull’assistenza. Pensate alle nostre IPAB ….. le riformiamo, no, le privatizziamo, no meglio cederle a terzi, oppure le chiudiamo passando alla politica dei buoni o dei voucher.

Tutto spazzato via.

Il taglio del 10% dei trasferimenti alle AALL risolve ogni problema.

L’assistenza agli anziani non è più responsabilità pubblica. Non è cioè un interesse generale garantito da una funzione pubblica.

Sui tagli alla previdenza ed al futuro che per tutti prepara la decontribuzione non dico nulla è vertenza di questi giorni, è la manifestazione del 6 dicembre.

Segnalo solo che se le pensioni pubbliche si impoveriscono, gli enti che le garantiscono non devono e non possono funzionare.

Le nomine per le responsabilità tecniche prima ancora di quelle politiche, di cui si sente parlare, la dicono lunga e somigliano sinistramente alla vicenda Romano della Agenzia delle entrate.

Cosa dire infine delle funzioni affidate al Governo centrale?

La sezione del ministero dell’economia che si dovrebbe occupare delle politiche di sviluppo e coesione è come atrofizzata, la programmazione territoriale ed i patti per lo sviluppo un ricordo.

I BB.CC. sono in un limbo sospesi tra la cessione delle attività connesse alla valorizzazione e funzione del patrimonio culturale, la spinta a privatizzazioni incontrollate e vocazioni di neo-centralismo. Infatti le AALL non riescono neppure ad ottenere un posto al tavolo dove si decide quanto come e se vendere il Colosseo piuttosto che i tempi di Paestum.

L’Italia detiene la quota largamente maggioritaria del patrimonio culturale europeo eppure mentre il semestre volge al termine, non si segnala una sola iniziativa di questo ministero che ricordi questo fatto.

Il ministero delle infrastrutture è impegnato in un’opera di incomprensibile riorganizzazione sul territorio che produce duplicazioni ed impossibilità ad assicurare i compiti di monitoraggio del territorio che pure dovrebbe svolgere. Mentre la patente a punti che tanto ha imperversato poggia su un vuoto organizzativo che rischia di renderla ingestibile (manca una banca dati unica ed interattiva su tutto il territorio nazionale).

Solito effetto annuncio? L’unica certezza sono i guadagni delle autoscuole per i corsi di recupero.

La protezione civile sempre più scorporata dal suo braccio operativo (i VVF) è sempre meno controllo del territorio e prevenzione del rischio e sempre più struttura di soccorso e governo di eventi calamitosi.

Voglio tacere del Ministero della Sanità che si occupa della Sars e dei Pitbull con grande soddisfazione delle assicurazioni e di spiegarci che le morti estive degli anziani sono dovute al fatto che molti di questi avevano cattive abitudini alimentari e più in generale una scarsa coscienza di quali sono i buoni comportamenti per la salute.

Si vergogni, Ministro Sirchia!

Spieghi chi doveva assisterli e cosa ha fatto lui per evitare l’abbandono. Anche per il CCNL l’unica cosa che ha fatto è latitare.

Sarebbe bene che tutti lo ricordassero, soprattutto coloro che organizzano iniziative col Ministro incorporato.

Il Ministro della Giustizia Castelli fa solo ispezioni, ma il ministero non funziona.

Come vedete da questi pochi cenni le funzioni primarie dello stato sono in via di abbandono.

Perciò dobbiamo ricostruire il presente, cioè per l’oggi rivendicare il fatto che queste funzioni sono pubbliche, riconfermare che la loro responsabilità è dello Stato, delle Regioni, dei Comuni.

Occorre che anche le opposizioni ricomincino da qui.

Una qualsiasi proposta sul welfare deve affermare che in una società equa c’è il welfare, c’è uno Stato, ci sono le funzioni pubbliche.

Poi progetteremo il futuro ad iniziare dall’affermare che le funzioni pubbliche primarie e permanenti non possono essere svolte da lavoratori precari come se questi lavori potessero prima o poi finire : geologi alla protezione civile, tecnici ambiente, veterinari negli uffici di frontiera e nei mercati (ricordate la mucca pazza?).

La nostra vertenza per la stabilizzazione del precariato non è solo per quei lavoratori ma è per la sicurezza e la stabilità dei diritti di tutti.

Allo stesso modo va letto il progetto di depressione del lavoro stabile attraverso la riduzione dei diritti e dei salari.

Esiste ormai in modo inequivocabile nel nostro Paese una questione salariale.

E’ necessario prendere atto del fatto che questo Governo ha distrutto la politica dei redditi ed a dirlo non siamo solo noi: un’intera pagina del Corriere della Sera di qualche settimana, dava conto della perdita del potere d’acquisto dei salari.

Di conseguenza le piattaforme per il prossimo biennio contrattuale non potranno essere costruite nel modo in cui l’abbiamo fatto dal 23 luglio 93’.

Pensiamo di proporre a CISL e UIL, e ai lavoratori, piattaforme che prevedano il recupero integrale del differenziale tra inflazione reale e programmata, più un incremento pari all’inflazione attesa in Italia secondo le stime dei maggiori istituti statistici ed economici nazionali ed europei, una quota di produttività, più una quota di maggiore inflazione per quei beni a domanda rigida (casa, alimentazione, istruzione) verso i quali è indirizzata la spesa incomprimibile dei redditi medio-bassi.

E’ bene in proposito ricordare che in tale fascia di reddito sono compresi tutti i redditi fino a 25.000 euro lordi, che essi costituiscono il 90% dei redditi nel nostro Paese, e che sono sostanzialmente il reddito della totalità delle persone che noi rappresentiamo.

E’ bene su questa questione essere chiari fin da subito.

La questione salariale è ineludibile.

Non può essere ignorata.

Bisogna redistribuire reddito ed i rinnovi contrattuali sono l’unico strumento che il sindacato ha a disposizione.

Questa scelta, soprattutto se messa in relazione ai fondi per i rinnovi contrattuali definiti nella legge Finanziaria, deve essere connotata dalla totale consapevolezza sulla durezza del conflitto che si va ad aprire.

Per poter far questo abbiamo in via preliminare chiuso la stagione contrattuale in corso.

Poche ore fa abbiamo sottoscritto la pre-intesa del contratto del comparto sanità.

109 Euro di incremento medio – ECM – conferma dell’impianto normativo e dei diritti sono i contenuti della pre-intesa.

Resta però confermato lo sciopero del 28 fino al definitivo via libera da parte dei presidenti delle Regioni che si riuniranno domani.

Abbiamo rinnovato contratti, pur in condizioni difficili per circa 1.500.000 di lavoratrici e lavoratori a fronte di una potenziale platea di circa 1.700.000.

Ora occorre spingere l’acceleratore per rinnovare il contratto ai VVF, ai lavoratori delle Agenzie fiscali, della Presidenza del Consiglio e del Terzo Settore.

Il complesso di questi risultati è da considerarsi straordinario.

Eravamo pronti a contratti di emergenza democratica, siamo riusciti persino ad ottenere qualche diritto in più (campo d’applicazione, ECM) oltre a non subire invasioni da parte della L. 30 e dintorni.

Loro hanno sin qui perso e i lavoratori e noi con loro abbiamo vinto.

Un tale esito della stagione contrattuale è stato possibile grazie alla mobilitazione, alle lotte al loro successo ed ad una tenuta del rapporto unitario in un panorama generale complicato.

Questa tenuta si è basata sulla nostra assoluta fermezza sui valori e sui diritti e su una attenta valutazione del merito degli accordi.

Non c’è stata e non ci sarà – nessuno, per la verità, ce l’ha sin qui chiesto – nessuna disponibilità a scambiare valori e diritti con altro, la democrazia, il rispetto della dignità del lavoro sono indisponibili a qualsiasi negoziato.

Siamo ora, per quanto attiene i rapporti unitari a livello generale, in una nuova fase che proprio la fermezza della CGIL ha determinato.

La fase che si è aperta è anche frutto della nostra esperienza che va ricordato si poggia sulle solide basi di una legge sulla rappresentanza e sulle RSU.

In sintesi regole democratiche e partecipazione.

L’esito di questa fase non è scontata va quindi letta e custodita con grande attenzione.

Bisogna in tutti i modi possibili riattivare un dibattito sulle regole sulla partecipazione.

Per nostra parte pensiamo di contribuire e andare al voto per la terza volta tra circa un anno.

Sono elezioni importanti perché rappresentano il consolidamento di una “abitudine” democratica e perché avvengono a valle di un periodo sul quale, a partire da quel voto, potrà essere dato un giudizio su un’intera fase politica.

A questo appuntamento dobbiamo presentarci con una posizione nitida.

Gli anni alle nostre spalle sono stati difficili.

Per non deludervi vi dirò che i prossimi non saranno facili.

Tuttavia abbiamo una certezza, la CGIL, e noi per la nostra parte, siamo stati punto di riferimento stabile per milioni di persone, per i più deboli, per gli onesti, per la parte migliore e sicuramente maggioritaria di questo Paese.

Abbiamo offerto una speranza ed una prospettiva di resistenza e cambiamento.

Abbiamo avuto in cambio la forza e la fiducia che le persone hanno riposto in noi, che chiedono di essere onorate.

Stiano certi, siatene certi, siamone tutti insieme sicuri: la CGIL, noi, intendiamo continuare il nostro cammino mantenendo tutti i nostri impegni.

Qualche tempo fa, partecipando a Termini Imerese ad una commemorazione di Claudio Sabattini, ho ascoltato spezzoni di una sua intervista, nella quale, (cito a memoria), affermava che per fare bene un mestiere difficile, come quello di rappresentare le lavoratrici ed i lavoratori, occorre una profonda conoscenza delle loro condizioni, una vera partecipazione, uno spiccato senso della giustizia sociale, ma infine, un profondo rispetto e persino amore nei loro confronti.

Ci muove un senso di appartenenza, il valore di una identità, la certezza che un Paese migliore, per costruire un mondo migliore è possibile.