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La controriforma del sistema pensionistico
(di Antonio Pellegrino - Dip. Welfare Fp Cgil Naz.)
La controriforma
delle pensioni è sicuramente complessa. Le principali innovazioni
sono rinviate all’emanazione di successivi decreti legislativi. La
sintesi che segue riguarda argomenti già decisi e quelli che in
questo momento sono maggiormente all’attenzione dei lavoratori.
PENSIONI DI
ANZIANITA’
soggetti al regime
retributivo:
i lavoratori che alla data del 31.12.95 avevano un anzianità
contributiva maggiore o uguale a 18 anni
o al sistema misto
(retributivo+contributivo) i lavoratori che alla data del 31.12.95
avevano un anzianità contributiva inferiore ai 18 anni
Requisiti richiesti
ai lavoratori dipendenti pubblici e privati per andare in pensione a
decorrere dal 01.01.2008
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Anno
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Età anagrafica |
Anzianità
contributiva |
Anzianità
contributiva |
| 2008
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60
|
35
|
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| 2009
|
60 |
35 |
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| 2010 |
61 |
35 |
OPPURE 40 |
| 2011 |
61 |
35 |
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| 2012 |
61 |
35 |
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| 2013 |
61 |
35 |
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| 2014
|
62 |
35 |
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dal 1/1/2014
I requisiti di età
anagrafica indicati nelle tabelle sono incrementati di un anno salvo
il differimento sulla base di una verifica, da effettuarsi nel corso
del 2013, dalla quale risultino risparmi superiori alle previsioni.
eccezione per le
donne
Possono andare in
pensione, fino al 2015, ancora con 57 anni di età e 35 anni di
contributi, utilizzando il sistema di calcolo interamente
contributivo. Questo determina una riduzione dell’importo della
pensione di circa il 30% rispetto al calcolo attuale.
mantengono la
normativa attuale
Forze Armate,
Polizia, Vigili del Fuoco, lavoratori che hanno fatto la richiesta
di contribuzione volontaria la cui domanda è stata accolta,
lavoratori in mobilita’ (legge 223/91) nel numero massimo di 10.000.
INCENTIVI PER
RESTARE AL LAVORO
Per i lavoratori del
settore privato che restano al lavoro, pur avendo maturato il
diritto alla pensione di anzianità, fino al 31.12.2007 sono previsti
incentivi.
I lavoratori avranno in busta paga l’ammontare del contributo
previdenziale (32.7% della retribuzione) esente dall’IRPEF. La
pensione sarà calcolata escludendo gli anni durante i quali si
percepisce l’incentivo. Non a tutti conviene. Fatta eccezione per
gli alti redditi e le elevate anzianità contributive, gli altri
faranno bene a valutarne gli effetti, prima di decidere.
Quest’incentivo non è
previsto per i pubblici dipendenti, se non a seguito di una
trattativa che, secondo il Ministro Maroni, dovrebbe ridurre le
“aree di privilegio” di cui godono tuttora questi lavoratori.
REGIME
CONTRIBUTIVO
(lavoratori assunti dal 01.01.96)
I requisiti per
andare in pensione dal 1.1.2008 sono:
60 anni per le donne,
65 per gli uomini;
40 anni di
contributi, indipendentemente dall’età;
35 anni di contributi
con l’età prevista nel sistema retributivo;
per queste ultime due
ipotesi la legge non è chiaro come sarà individuato il coefficiente
di rendimento
PENSIONE DI
ANZIANITA’, FINESTRE DI USCITA
Le finestre per la
decorrenza della pensione, per tutti lavoratori dipendenti, sono
ridotte da 4 a 2:
requisiti maturati
entro il secondo trimestre: decorrenza della pensione dal successivo
primo gennaio
requisiti maturati
entro il quarto trimestre: decorrenza della pensione dal successivo
primo luglio
LIBERALIZZAZIONE
DELL’ETA’ PENSIONABILE
Il lavoratore che ha
maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia può proseguire
l’attività lavorativa con il consenso del datore di lavoro
Con il decreto 186/2004, questa facoltà è stata già disciplinata per
i dipendenti pubblici che possono proseguire l’attività lavorativa
oltre i 67 anni, come già era previsto, fino a 70 anni. La pensione
resta congelata all’importo maturato al compimento del 67° anno.
Dalla stessa data cessa l’obbligo di versare i contributi
previdenziali.
CERTIFICAZIONE DEL
DIRITTO
Tutti i lavoratori,
sia pubblici sia privati, che entro il 31.12.2007 maturino i
requisiti attualmente vigenti per la pensione di anzianità possono
farseli certificare dall’ente previdenziale cui sono iscritti, al
fine di farli valere anche dopo, alla presenza di nuove e meno
favorevoli disposizioni. L’INPDAP, in questo momento, non è in
condizione di certificare alcunché. Questo problema va risolto
perché sarebbe inaccettabile una ulteriore penalizzazione dei
dipendenti pubblici
LA PREVIDENZA
COMPLEMENTARE
Entro 12 mesi dalla
legge delega sarà emanato un decreto legislativo in cui saranno
disciplinate:
- regole e controlli comuni per tutte le forme di previdenza
complementare: fondi chiusi (negoziali), fondi aperti (altre forme
private), piani pensionistici individuali, fondi regionali;
- agevolazioni alle imprese (fra cui l’eliminazione del contributo
al fondo di garanzia del TFR)
lavoratori privati
Dopo l’emissione del
decreto, il lavoratore dovrà dire entro 6 mesi se:
• non vuole aderire alla previdenza complementare.
In questo caso il TFR, che maturerà, resterà in azienda.
• vuole aderire alla previdenza complementare e a quale fondo.
In questo caso il TFR che maturerà sarà trasferito (insieme con
eventuali quote del datore di lavoro) al fondo prescelto.
• Se non dice nulla (silenzio/ assenso) il TFR che maturerà è
trasferito ad uno dei fondi previsti, secondo regole che saranno
stabilite dallo stesso decreto.
.
dipendenti
pubblici
E’ previsto un
confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, Regioni e
Autonomie Locali per la applicazione dei contenuti della delega ai
settori pubblici.
Fino all’emanazione del decreto delegato non decorrono i sei mesi
previsti per il silenzio-assenso.
Tutti i pubblici dipendenti assunti dopo il 1 gennaio 2001 hanno il
TFR.
Per quelli già in
servizio al 31.12.2000, il TFR sarà esteso al momento della loro
adesione alla previdenza complementare. In caso contrario
manterranno il vecchio trattamento.
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